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Questa notizia è stata pubblicata il 28 Maggio 2020

Una stanza tutta per sé

a cura di Paola Eginardo, educatrice professionale e consulente pedagogica.

Collaboro con la Casa Maternità “La Via Lattea” dal 2005; mi occupo della conduzione di gruppi mamma/bambino, delle consulenze educative e degli incontri a tema per genitori.

I gruppi mamma/bambino sono uno spazio di incontro per mamme con bimbi in età compresa tra 4 e 12 mesi, con la presenza di una conduttrice con formazione pedagogica.

Ci si incontra sulla base della comune esperienza che le donne stanno vivendo, quella della maternità, del divenire genitore di quel bambino reale. Le esperienze individuali, inevitabilmente differenziate, vengono dunque condivise a partire da questo terreno comune.

Le mamme portano nel gruppo contenuti d’esperienza che hanno a che vedere con dubbi, scoperte, consapevolezze, fatiche e sentimenti che emergono dalla relazione con i propri figli e dai movimenti che attraversano il sistema familiare.

La presenza della conduttrice ha una funzione di accoglienza, nel senso più ampio del termine, delle persone e di qualsiasi argomento o vissuto portato; il mio compito è cercare di trasformare le questioni presentate in occasione per una riflessione pedagogica sui processi educativi e sulle relazioni che si snodano all’interno della famiglia.

Tutto ciò in genere si realizza all’interno di una stanza della Casa Maternità, uno spazio chiuso e protetto appositamente studiato e organizzato perché l’esperienza possa svolgersi, perché determinati processi possano delinearsi.

I gruppi mamma/bambino ai tempi del Covid 19

A causa dell’emergenza sanitaria la stanza della Casa Maternità si è trasferita in una stanza digitale. Quella porta ha avuto bisogno di essere riaperta altrove, perché le esigenze delle madri non sono andate in quarantena e abbiamo aperto nel modo in cui ci è stato possibile farlo.

La stanza digitale è una grande sfida per una conduttrice. Molte le domande aperte: come è possibile continuare a garantire ciò che nella stanza materiale era possibile? Cosa è necessario rivisitare quando la scena cambia in modo così sostanziale? A cosa non possiamo proprio rinunciare?

Entrare in un luogo altro ha determinato, inevitabilmente, la rivisitazione di alcuni elementi.

Siamo visibili, le une alle altre, solo in viso e su uno schermo piatto: come creare quella circolarità così essenziale per uno scambio generativo? Poter utilizzare un programma che ci consente di vedere tutte in un’unica schermata ci ha aiutate, è stato un punto di partenza. Ora stiamo provando a capire come rendere fluida la comunicazione mentre governiamo cornici luminose, microfoni, e qualche problema di connessione.

Un aspetto a cui abbiamo dovuto dolorosamente rinunciare è stata la presenza dei bambini: sappiamo quale attrattiva rappresenti per loro uno schermo luminoso e non potevamo pensare di sottoporli, per tutta la durata del tempo di un gruppo (indicativamente due ore), a questa sollecitazione.

Abbiamo dunque spostato l’orario del gruppo dal mattino, orario in cui abitualmente il gruppo si incontrava in Casa Maternità, al primo pomeriggio, quando è più probabile che i bimbi dormano (o comunque quando il loro tempo di veglia è contenuto).

Abbiamo ragionato attorno alla possibilità di affidare il bimbo ad altri che, magari, sono presenti in casa, per la durata di quell’appuntamento settimanale.

Ovviamente se il bimbo ha necessità la mamma può essere raggiunta facilmente e lei può rivolgere il bimbo verso di sé anziché allo schermo, oppure proporgli di stare vicino ma a terra.

Il gruppo si configura essenzialmente come un confronto tra mamme; sono gli adulti ad essere al centro, nella loro materialità. Però i bimbi sono presenti attraverso i discorsi delle loro madri.

Io posso immaginare quei bambini attraversando i racconti delle mamme e non mediante un’osservazione diretta. Un cambiamento sostanziale che vogliamo pensare temporaneo. Se la situazione attuale dovesse prolungarsi a lungo, questo rappresenta un aspetto da valutare.

Il piano del confronto tra adulti ne ha, in qualche modo, addirittura beneficiato: senza il puntuale richiamo dei bambini i discorsi subiscono meno interferenze, l’attenzione può sostare, il pensiero percorrere strade inesplorate.

Lavoriamo e ragioniamo su come stiamo lavorando

Come operatrici della Casa Maternità siamo state tutte catapultate in un’esperienza inedita, che ci ha richiesto di inventarci nuove possibilità cercando di presidiare i nostri obiettivi di lavoro.

Al termine di ogni incontro con le mamme provo a chiedermi quali sono stati i punti di forza e quelli di fragilità che il nuovo spazio di conduzione mi pare generare. Sulla base delle mie valutazioni la volta successiva provo a rilanciare. Con le mamme stiamo proprio immaginando e sperimentando, di volta in volta, come poter rendere la nostra nuova stanza uno spazio di comunanza.

Ci stiamo incontrando da fine marzo. Alcune presenze sono costanti, altre, sulla base delle esigenze personali (alcune mamme hanno ripreso il lavoro in smart working) sono più fluttuanti.
Ma ci siamo, e il gruppo si sta progressivamente arricchendo di nuove partecipanti.

Questo per noi è un riscontro incoraggiante, che ci sostiene in questa complicata, a tratti faticosa, ma anche interessantissima ricerca.

 

Per maggiori informazioni sui gruppi mamma/bambino, contattaci!

Tel. 335 431058

casamaternita@spazioapertoservizi.org