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Questa notizia è stata pubblicata il 31 Agosto 2020

Settembre: pensieri sulla ripartenza.

Come affrontare la ripresa dei servizi educativi dopo un lungo periodo di chiusura? Come preparare i bambini?
Ecco i consigli della pedagogista Simona Vigoni.


I servizi riaprono le porte dopo una lunga e forzata chiusura. Alcuni genitori potrebbero essere preoccupati per la ripartenza dopo tanti mesi passati in casa insieme ai loro figli.

Che fare? È importante dedicare tempo all’ascolto e al racconto: un ascolto sensibile e accorto, fatto di silenzi e di posture protese e accoglienti verso i bambini, un racconto intorno a quello che è successo e a quello che a settembre li aspetterà. I bambini hanno bisogno di essere ascoltati e di qualcuno che “metta parole” su quello che accade intorno a loro e sulle loro emozioni.

Il rientro e l’ambientamento al Nido o alla Scuola dell’Infanzia rappresentano, come tanti altri eventi importanti, un passaggio da una situazione conosciuta ad una nuova. Le teorie dello sviluppo da sempre hanno sottolineato il valore della continuità, della ripetizione e della costanza degli eventi per una sana crescita del bambino, ma ci hanno anche insegnato che la continuità, se portata all’eccesso, rischia di limitare e condizionare il bambino nella crescita.  Occorre quindi non dimenticare il valore della discontinuità, intesa come momento di crescita, di superamento delle difficoltà, di apertura a nuovi orizzonti, di ricerca di autonomia decisionale.


Come affrontare il distacco dopo tanto tempo a casa?

I bambini sapranno affrontare il distacco, dopo un lungo periodo trascorso in casa o comunque lontano dalla vita pulsante dei servizi, se avranno al loro fianco adulti pronti e capaci di sostenerli.

Siamo noi adulti che per primi dobbiamo elaborare il distacco. I bambini saranno disposti ad affrontare il passaggio se lo sentono affrontabile dagli adulti che amano, proprio perché sono in grado di rilevare e di percepire la qualità affettiva e le emozioni provate dai grandi, anche e soprattutto quelle latenti e non espressamente dichiarate.

È importante per loro respirare la nostra sicurezza, percepire il nostro equilibrio.

Quindi sarà necessario armarsi di un ingrediente basilare: una bella iniezione di fiducia. Fiducia nei confronti di coloro che accoglieranno i nostri figli, perché questo tempo che ci ha separato dai servizi educativi non è stato un tempo di chiusura vero e proprio.

Il pensiero progettuale degli educatori della prima infanzia non si è mai fermato: i bambini e le famiglie sono stati pensati, immaginati nei luoghi che li riaccoglieranno.

Anche gli educatori si stanno preparando all’incontro, desiderosi di “mettere a terra” quanto hanno pianificato in questo lungo periodo di lontananza. I servizi all’infanzia di qualità sono contesti nutrienti di apprendimento, luoghi capaci di accogliere le ricerche dei bambini e di sostenere e promuovere le loro competenze attraverso lo sguardo di adulti preparati professionalmente.


Fidiamoci dei bambini

La fiducia di cui ci dobbiamo nutrire è a 360°, perché in primis dovremmo proprio fidarci di loro, dei bambini, delle loro competenze e della loro capacità di resilienza.

I bambini possiedono tanti strumenti: l’istintiva curiosità che li spinge incessantemente a esplorare i contesti, l’innata socialità che li porta a ricercare la relazione con altri bambini e con adulti diversi da quelli di riferimento, la propensione al gioco che li aiuta a fare i conti col piano di realtà attraverso l’elaborazione fantastica di quello che accade.

Riflettiamo su quanto i nostri bambini, fin da piccolissimi, sono capaci di allontanarsi, di crescere, di essere autonomi, di autoregolarsi, di elaborare strategie e di trovare soluzioni creative.

E soprattutto non ci perdono! I genitori sono la loro base sicura.

Si tratta di dosare, con pazienza, protezione e fiducia, affinché i piccoli possano sapere di poter contare sugli adulti che li amano e li stimano, e che li reputano capaci di affrontare i cambiamenti che la vita gli offre.

E così, finalmente, i luoghi dell’infanzia torneranno a essere non solo pensati, ma abitati dalle voci, dai corpi dei bambini, dai gesti di cura e premurosa attenzione degli adulti che li stanno aspettando.