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Questa notizia è stata pubblicata il 31 Marzo 2021

Life skills: le competenze che promuovono il benessere della persona

Cosa sono le Life Skills e perché promuoverle in un contesto educativo, ovvero in famiglia e nei servizi all’infanzia? Quali sono questi attrezzi che dovremmo mettere nella valigia dei nostri bambini per aiutarli ad affrontare serenamente la vita che verrà?

Ce lo spiega la pedagogista Simona Vigoni.

 

Le competenze per la vita

Inserite in un concetto più ampio di salute che va ben oltre l’assenza di malattia e che è inteso come sviluppo di tutte le potenzialità umane, le Skills for Life sono quelle competenze sociali, relazionali ed emozionali che consentono di gestire efficacemente le relazioni, far fronte alle esigenze della vita quotidiana e alle situazioni ambientali, “rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità” (Marmocchi, 2004).

Stiamo attraversando un periodo storico difficile, sempre più liquido, carico di incertezza sul futuro nostro e dei nostri bambini.

Forse, oggi più di ieri, il nido, la scuola e la famiglia, ovvero le agenzie educative fondamentali, più che orientarsi sulla scelta dei contenuti, sui manuali di istruzioni per l’uso, sul “rifornimento” e l’ingozzamento di informazioni, sugli approcci educativi e scolastici trasmissivi e nozionistici, dovrebbero posizionare la bussola verso la promozione e il sostegno di quelle abilità che permettono di “funzionare” all’interno dei contesti sociali (Hasting Center Report, 1997), di realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i bisogni e di fronteggiare le situazioni ambientali (WHO, 1998).

Le Life Skills sono tantissime e la loro natura varia anche a seconda del contesto socio-culturale di appartenenza, ma L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) individua un nucleo, uno “zoccolo duro” di questi prerequisiti utili per la vita:

1- Decision making, la capacità di prendere decisioni in modo consapevole

2- Problem solving, la capacità di affrontare risolvere i problemi in modo costruttivo

3- Pensiero creativo, la capacità di trovare soluzioni originali, di rompere gli schemi

4- Pensiero critico, la capacità di valutare le situazioni

5- Comunicazione efficace, la capacità di esprimersi

6- Autocoscienza, la consapevolezza di sè

7- Empatia, la comprensione e l’ascolto dell’altro, la capacità di mettersi nei panni dell’altro

8- Gestione delle emozioni, nominare, riconoscere e autoregolare le proprie emozioni

9- Gestione dello stress, riconoscere e controllare le fonti di eventuali tensioni

10- Skill per le relazioni interpersonali, la capacità di interagire con gli altri in maniera costruttiva e positiva e di mantenere relazioni significative con gli altri.

Le abilità che ci consentono di prevenire malessere, comportamenti a rischio e garantire il nostro benessere, sono racchiuse in questo breve ma nutriente decalogo che educatori, insegnanti e genitori dovrebbero tenere presente. Sono competenze che appartengono all’area cognitiva, emotiva e socio-relazionale.

 

Il mandato educativo dei “grandi”

È importante mettere a fuoco queste competenze, inserirle nei progetti di prevenzione, promuoverle a casa e a scuola per favorire il benessere dei bambini che diventeranno adulti.

Concretamente, la postura e il comportamento responsivo di genitori ed educatori consisterebbe nell’offrire contesti sfidanti e problematizzanti, in grado di solleticare la curiosità e lo spirito di meraviglia dei bambini, incentivare l’autonomia e la libertà di scelta offrendo possibilità e ampi spazi di movimento senza anticipare le loro possibili risposte, essere ascoltatori attivi capaci di rispettare i tempi personali di ciascuno, offrire il proprio sostegno emotivo senza sostituirsi, né interferire, dare loro la possibilità di rendersi utili e intraprendenti.

La parola chiave che forse meglio sintetizza questa postura mentale e fisica potrebbe essere fiducia. Manifestare la propria fiducia concretamente attraverso azioni e parole incoraggianti è quello che serve ai bambini perché, per poter esercitare la loro capacità di affrontare e risolvere i problemi in modo costruttivo, i bambini hanno bisogno di sentire al loro fianco un adulto che li legittima a provare, a tentare, un adulto che accoglie l’errore come possibilità e non come limite.

I bambini sono dei grandi ricercatori: osservano, esplorano, incontrano oggetti che smontano, rimontano, per capire come funzionano e nel fare tutto questo, formulano ipotesi, si costruiscono teorie, cercano soluzioni. I loro raffinati processi di apprendimento hanno davvero bisogno di adulti che sappiano osservare, riconoscere e ascoltare, che non forniscano risposte preconfezionate, ma che sostengano i loro interrogativi anche attraverso l’offerta di contesti ludici con materiali destrutturati e aperti, capaci, per la loro versatilità e il loro utilizzo plurimo, di accendere il pensiero dei bambini.

 

Si può cominciare sin da piccoli ad “allenare” le life skills?

Si può e si deve. I bambini sin da piccoli sono incessanti ricercatori, portatori di un pensiero divergente che l’adulto, capace di offrire protezione e sicurezza, non può e non deve spegnere. Con fiducia.

Sosteniamo i percorsi impertinenti e creativi dei bambini, come questa significativa filastrocca di Alberto Pellai ci suggerisce:

 

NON FARE TU AL POSTO MIO.

Lasciami sbagliare non fare tu al posto mio

ho bisogno di sapere di cosa sono capace io.

Se faccio un errore non è poi la fine del mondo.

Prendimi per mano, insieme facciamo un girotondo.

Mentre cantiamo “casca il mondo, casca la terra”

sappiamo bene che si può finire tutti giù per terra,

però poi ci si rimette in piedi si continua a provare.

La vita è un gioco bellissimo e tu fammela giocare.

Guardami con occhi tranquilli, positivi, senza paura.

E grazie a te vivrò la mia bellissima avventura.

A volte cadrò, mi sbuccerò un ginocchio, mi farò male,

ma poi mi rialzerò in piedi e ricomincerò ad andare.

Perché c’è sempre un po’ di rischio quando si cresce,

ma se non si rischia un po’ a diventar grandi non si riesce.

(A. Pellai, Mentre la tempesta colpiva forte. De Agostini)

 

Per approfondire:
Marmocchi P. Dall’Aglio C., Zannini M. (2004). Educare le Life skills. Come promuovere le abilità psico sociali affettive secondo l’organizzazione mondiale della sanità. Erickson