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Questa notizia è stata pubblicata il 06 Agosto 2020

L’eredità di Elinor Goldschmied

Intervista a Lidia Magistrati
Presidente della neo Associazione ElinorGoldschmied EduCare APS

Lidia Magistrati ci parla di Elinor Goldschmied, educatrice e pedagogista britannica, di cui Lidia fu allieva diretta, riconosciuta tra i principali esperti in Europa per il suo contributo trasformativo dei servizi per l’infanzia e che rappresenta per noi di Casa Maternità riferimento  fondamentale del nostro pensare e agire pedagogico.


“A dicembre del 2019 è nata l’Associazione Elinor Goldschmied EduCare e il nome è per noi molto significativo perché tiene insieme EDU e CARE educare e cura molto caro a Elinor e a tutti gli operatori che si occupano di prima infanzia.

Per comprendere la lunga storia professionale di Elinor Goldschmied si deve partire dalla sua storia personale che ha giocato un ruolo assai profondo nelle scelte lavorative della sua vita; è stata una grande professionista dei servizi per la prima infanzia che ha attraversato tutto il Novecento se pensiamo che è nata nel 1910 e morta nel 2009.


Chi era Elinor Goldschmied

Elinor Sinnott è nata nella campagna inglese da famiglia borghese; lei era la quarta di sette figli.
La sua infanzia è stata segnata da lutti importanti, la morte del fratello e della mamma.
Elinor riportava il vissuto di questi due lutti come fatti molto riservati quasi segreti all’interno della famiglia, modalità riconducibile alla cultura di quell’ambiente e di quel periodo in cui non si parlava apertamente di “certe cose” che venivano considerate tabù soprattutto per i bambini.

Riportava anche come la sua salvezza fosse stata vivere in campagna e stare in contatto con la terra, i sassi, i fiori; lo stare all’aria aperta l’aveva aiutata moltissimo a non perdersi e a sentirsi agganciata alla realtà.

Elinor da adolescente amava il teatro ma si orientò verso studi umanistici e divenne insegnante presso il Froebel Institute. Continuò la sua formazione e lavorò in ambiti molto stimolanti dal punto di vista intellettuale e sociale per la cura e la promozione dei diritti infantili soprattutto in ambito educativo.
A Bradford si occupò di bambini disagiati e le venne affidata la direzione di un nido residenziale per bambini dai 2 ai 4 anni.

Nel 1937 ottenne una borsa di studio presso il Dipartimento di Salute Mentale della London School of Economics dove incontrò Guido Goldschmied docente di diritto internazionale, ebreo di origini tedesche fuggito a Londra per sfuggire alle leggi razziali promulgate in Italia dove viveva a Trieste. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Guido venne arrestato e allontanato da Londra perché “cittadino di paese nemico” si rifugiò in Canada da dove tornò nel 1941.
Nel ’42 Guido e Elinor si sposarono e nel ’44 nacque il loro unico figlio Marco.

Nel 46 Elinor con la sua famiglia andò a vivere a Trieste dove insegnò Inglese e nel 1948 si trasferirono a Milano dove conobbe Elda Scarzella figlia della borghesia milanese, donna di grande intuito e sensibilità sociale che nel 45 fu chiamata, dall’allora sindaco di Milano, a organizzare l’accoglienza dei reduci che tornavano a migliaia dalla guerra e dai campi di concentramento con particolare attenzione alle donne incinte o con figli piccoli.
Iniziò una lunga collaborazione fra queste due donne straordinarie, impegnate professionalmente nel sociale per il benessere di mamme e bambini.

Nacque così il progetto visionario di un luogo sicuro, affettuoso, libero, senza figli della colpa: un ambiente che evocasse quello familiare, dove portare avanti gravidanze e allevare bebè ritrovando la propria dignità. Elinor Goldschmied collaborò alla realizzazione di questo progetto con attenzione particolare all’organizzazione e osservazione del gioco dei bambini piccoli.

Nel giardino del bombardato Palazzo Sormani furono erette sei casette dove venivano ospitate madri in difficoltà che nel ‘57 furono spostate nel quartiere milanese del QT8 dove fu costruita l’attuale sede del Villaggio della Madre e del Fanciullo e dove E. Goldschmied curò la costruzione del Nido.
Un nido speciale, il primo a Milano dove a quei tempi esisteva solo l’OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) e i nidi pubblici sarebbero stati istituiti solo negli anni Settanta.  Un Nido costruito su tre mezzi piani e con accesso diretto a due giardini per facilitare il passaggio e il gioco “dentro e fuori” molto amato da Elinor. C’era un lungo osservatorio a vetri schermati a livello del pavimento della sala gioco dove genitori, studenti, operatori potevano osservare il gioco e le relazioni fra coetanei e fra bambini e educatori.  Il nido ospitava sia i bambini figli delle mamme ospiti nelle tre comunità del Villaggio che bambini esterni al compimento del primo anno di vita, per molti anni è stato, grazie anche all’osservatorio, un nido di ricerca e studio nel panorama educativo milanese prima e dopo la legge 1044 che ha istituito a livello nazionale gli Asili Nido.
In quel luogo speciale nacque anche la Casa del Parto oggi Casa Maternità “La Via Lattea”.

Intorno agli anni ‘50 Elinor lavorò anche all’ospedale psichiatrico di Mondello scrivendo relazioni importanti sui bambini privi di famiglia.
Tra gli anni ‘50 e i ’60 sempre in collaborazione con il Villaggio fu molto produttiva attraverso relazioni, lavoro e studio sul gioco e a Trieste nel brefotrofio e nel nido diurno realizzò due filmati storici sul gioco dei bambini e sulla relazione adulto/bambini in contesti di privazioni e disagio sociale e famigliare: “Lasciatemi almeno giocare” e “L’adulto nel mondo dei più piccoli”. A Milano a pochi mesi dall’apertura del nido del Villaggio realizzò un terzo filmato storico, ancora oggi usato nelle formazioni per operatori della prima infanzia, “L’infanzia diritto di ogni bambino”.
I filmati sono di proprietà del Villaggio della Madre e del Fanciullo e reperibili nel loro archivio presso l’università Cattolica di Brescia.

Nel ‘55 suo marito Guido si ammalò di tumore e morì lasciandola con il figlio Marco di 11 anni. Nel 1959 fece ritorno a Londra dove Marco frequentò il college e l’università diventando un famoso architetto.

Grande passaggio della sua vita professionale fu il 1977/78 quando, ormai in pensione dalle strutture londinesi presso le quali aveva lavorato, decise di ritornare in Italia a Milano (ospite della sorella Vivien) e riprese contatti e attività di formazione iniziando a tessere una rete di lavoro incredibile per i nidi del nord e centro Italia facilitata anche dal fatto che lei era membro del Gruppo Nazionale di Studi e Ricerca sugli asili nido. Lavoro di formazione per educatrici e coordinatrici dei servizi per la prima infanzia che portò avanti per 20 anni!

In quegli anni dal 1978, quando l’ho conosciuta, al 1998 è stata anche “la mia maestra” la più importante nella mia formazione come educatrice e come, a mia volta, formatrice. Veniva in Italia due o tre volte all’anno e donava sempre giornate di formazione anche al “suo” nido all’interno del Villaggio dove io ho lavorato sia come educatrice, sia come coordinatrice.

Dal ’99 non riuscì più a venire in Italia ma mantenne contatti regolari e proficui di confronto e scambio con gli operatori di tutte le strutture italiane dove aveva fatto formazione per così tanti anni.

Nel 2000 io, altre educatrici, coordinatrici, pedagogiste, psicologhe e professioniste varie, abbiamo sentito il bisogno di aprire un gruppo in Italia per cercare di tenere vivo il patrimonio e l’eredità professionale che lei ci stava lasciando. Nasce così il gruppo “Amici di Elinor” Gruppo in rete sulle tracce di Elinor Goldschmied.

Alla sua morte avvenuta nel febbraio del 2009, il desiderio di preservare e diffondere il suo lavoro è stato ancora più forte e grande la responsabilità di cui ci siamo sentite investite.


I punti cardine del suo lavoro

Elinor Goldschmied è conosciuta soprattutto per le sue proposte di gioco al nido: Il Cestino dei tesori per il primo anno di vita (dai 6 ai 10/12 mesi), Il Gioco Euristico per il secondo anno di vita (dai 12 ai 22/24 mesi) e Le Isole d’Intimità dai 18 ai 36 mesi pensate e proposte per i “momenti difficili” al nido.

Ma il suo capolavoro pedagogico resta tutto il lavoro intorno e sulla “Figura di Riferimento” a partire dagli studi di Bowlby sull’attaccamento e diventata “Persona Chiave al Nido” con il suo ultimo libro uscito postumo nel 2011 in Italia.

“Il concetto di persona di riferimento è certamente, nel pensiero di Elinor Goldschmied, il contributo più innovativo e rappresenta il cuore della sua concezione organizzativa dei servizi per la prima infanzia. Questa modalità di guardare all’organizzazione della vita al nido rappresenta un’alternativa rispetto a declinazioni gestionali basate su un concetto di socializzazione che non tenga conto a sufficienza delle conoscenze scientifiche più attuali sullo sviluppo psico-affettivo nei primi tre anni” (“Persone Chiave” al Nido Peter Elfer – Elinor Goldschmied – Dorothy Selleck Edizioni Junior pag 16)


Dalla teoria alla pratica

All’interno dei servizi dove ha lavorato ha concentrato la sua attenzione e la sua “cura” al benessere delle persone che li abitavano: i bambini, le educatrici, i genitori. Questi sono i protagonisti della vita al nido e tutti e tre devono stare bene e in equilibrio tra loro senza che ci siano sbilanciamenti a discapito di uno o dell’altro.

Poi l’attenzione al lavoro delle educatrici, lei per prima ha posto l’accento sulle loro fatiche, fatiche fisiche ed emotive che riscontrava costantemente nel suo lavoro nei nidi e per prima ha portato cambiamenti di arredo come la presenza di divani, poltrona, sedie ad altezza adulti, il fatto di non stare mai seduta per terra con il bambino o a lungo in piedi con un bambino in braccio, di avere tutto vicino (occorrente per la gestione del pasto o merenda, fazzoletti e cestini dove riporre quelli sporchi, bicchieri e acqua al bisogno) In generale teneva in grande considerazione la cura del corpo dell’educatrice per preservarlo da posture dannose.

La cura dell’abbigliamento dell’educatrice che non indossi una divisa né vestiti informi in nome della praticità e della facilità a sporcarsi accudendo bambini piccoli: vestiti semplici e pratici ma dignitosi, puliti e ordinati. Ai piedi possibilmente scarpe da casa chiuse e non ciabatte o peggio calze antiscivolo.

A lei dobbiamo la scaletta per il fasciatoio oggi prodotta dai grandi marchi di arredo per nidi e utilizzata in tanti servizi. Partendo dal presupposto che il bambino ama salire e scendere sulla scaletta, quindi volentieri accetterà questa proposta salvaguardando “la schiena” dell’educatrice più volte al giorno, tutti i giorni. La scaletta è retraibile una volta che il bimbo è salito o sceso in modo che l’educatrice sia comoda per cambiare il bambino e la scaletta non ingombri finito il cambio.

Anche l’aspetto estetico dei nidi è passato sotto la sua lente di osservazione pratica e precisissima. Il luogo che accoglie i bambini deve essere curato, suddiviso (no open space!), con arredi solidi e famigliari, con bei quadri alle pareti, colori tenui, vetri non disegnati per poter godere della visuale degli spazi esterni.
Teniamo presente che in quegli anni molti nidi avevano arredi molto scolastici, alle pareti continui rimandi ai cartoni di Walt Disney, con pareti e vetrate tutte colorate con colori vivaci.
“Dobbiamo educare il bambino al bello” amava ripetere.


Un’associazione per promuovere e diffondere il suo pensiero

Man mano che sono passati gli anni dalla “scuola” con Elinor è emersa la necessità di assumere un “veste” che fosse più riconosciuta legalmente rispetto alla forma del gruppo “Amici di Elinor”.

Anche per usufruire e salvaguardare in modo più appropriato il patrimonio dell’archivio che è conservato all’Università di Trento a cura di Barbara Ongari, allieva diretta di Elinor e già docente di Psicologia clinica dello sviluppo e responsabile scientifico dei due nidi aziendali (Università e Azienda Ospedaliera di Trento) aperti nel 2006 e nel 2009 sull’approccio pedagogico di Elinor Goldschmied.  Nell’ottobre scorso è uscito il libro “Un nido di persone” a cura di Barbara Ongari – Edizioni Junior sull’esperienza dei due nidi sopra citati


A dieci anni dalla sua scomparsa, ecco la nascita di un’Associazione di Promozione Sociale costituita a fine novembre 2019: ElinorGoldschmied EduCare APS.


Ciò che abbiamo in mente, dal punto di vista dei principi, non è cambiato, ma dal punto di vista della struttura e degli obiettivi per il futuro è cambiato tutto perché ora con una veste legale possiamo e vogliamo interfacciarci con enti, servizi, centri di studio e di ricerca.

Al primo posto dei nostri obiettivi resta sempre la formazione agli operatori dei servizi per la prima infanzia; in questi ultimissimi anni abbiamo avuto richieste formative da parte di vari soggetti pubblici e privati, in Itali e in Svizzera Canton Ticino.

Grande evento sarà l’uscita nel 2020 per la casa editrice “Il leone verde”, del libro:Tre sguardi sui bambini: Viaggio alla scoperta di Maria Montessori, Emmi Pikler. Elinor Goldschmied” che confronterà queste tre figure importanti della pedagogia del ‘900.


Il legame con Casa Maternità

La Casa Maternità, nata come Casa del Parto, è stata aperta all’interno del Villaggio della Madre e del Fanciullo nel 1990 dove è rimasta fino a metà 2001. Dall’aprile 2003 ha sede sempre in Milano Zona San Siro in Via Morgantini 14.

La nascita all’interno del Villaggio ha dato l’impronta e la caratteristica unica e peculiare a questa Casa Maternità, prima in Italia e unica a Milano, di avere al suo interno due figure professionali importanti: le ostetriche e le educatrici intrecciando il loro lavoro e le loro specifiche competenze per una buona nascita, e una buona crescita educativa dei bambini e dei loro genitori.

Dal Villaggio ad oggi alle attività ostetriche in gravidanza, parto, puerperio e gruppi mamma/bambino nei primi tre mesi di vita si affiancano tutte le attività educative della Casa: gli “storici” gruppi mamma/bambino dai 4 ai 12 mesi e dal 2004 in Via Morgantini lo Spazio Gioco per bambini da 1 a 3 anni e il micronido sempre per bambini da 1 a 3 anni.

Ciò che accomuna tutte le attività educative della Casa Maternità è l’approccio di E. Goldschmied e quindi l’attenzione ai riferimenti affettivi e stabili per i bimbi, al materiale da gioco (Cestino dei Tesori in primis in tutti i gruppi mamma/bambino), al tipo di arredo con molta cura e pensiero ai particolari che fanno la differenza, affinché possano  star bene i bimbi, le operatrici e le famiglie secondo i tre elementi chiave.

Progetti per il futuro, probabilmente già emersi da quanto scritto sino ad ora:

  • L’importante uscita del libro sopra citato
  • La riedizione de “Il bambino nell’Asilo Nido” Zero Sei UP Editore
  • Formazione per gli operatori di nidi e centri per la prima infanzia
  • Organizzare eventi per far conosce la figura e diffondere il pensiero innovativo e ancora attuale di E. Goldschmied

Per chi volesse informazioni può consultare il sito www.amicidielinor.it (all’interno oltre alla nostra storia, c’è una pagina dedicata alla neonata Associazione), iscriversi alla newsletter per seguirci e avere info sulle nostre attività o scrivere alla mail: egeducare@gmail.com