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Questa notizia è stata pubblicata il 18 Febbraio 2022

L’autenticità con i bambini 

Spesso gli adulti hanno la tendenza a camuffare le proprie emozioni con i bambini, con l’intento di proteggerli da traumi o dispiaceri. Ma questo tentativo rischia di avere l’effetto contrario.
Meglio correre il rischio di commettere qualche errore, ma essere sempre autentici e sinceri, per crescere individui equilibrati e sereni.  Ne parliamo con Silvia Iaccarino, formatrice e psicomotricista. 

 

Perché è importante essere autentici con i bambini 

Cominciamo da un tipico esempio: un neonato piange da un po’, disperato.
La mamma cerca di calmarlo, cullandolo e parlandogli…ma niente da fare. Poi arriva un’altra persona, lo prende in braccio e il piccolo, come per magia, si tranquillizza velocemente. Come questo esempio ne potremmo fare, di simili, molti altri. Spesso gli adulti si stupiscono di quanto accade in tali frangenti.  

Il fatto è che i bambini sentono le nostre emozioni e, anche se noi ci sforziamo di restare calmi, percepiscono i nostri reali moti interiori e ad essi rispondono. 
Per questo motivo è importante essere autentici con loro: meglio dichiarare la propria stanchezza, rabbia, timore, dispiacere, in modo digeribile per il bambino, piuttosto che provare a mascherare le proprie emozioni. 

Quando noi adulti in preda al panico fingiamo calma e tranquillità, creiamo nel bambino una dissonanza cognitiva tra ciò che lui sente/percepisce e ciò che noi dichiariamo. Ci vede “apparentemente tranquilli”, ma sente che non è così. 
A cosa dovrà credere a quel punto? A ciò che sente realmente o a ciò che noi gli vogliamo far credere? Non è questione banale, soprattutto se situazioni come questa si ripetono con frequenza.  

Per il bambino il rapporto con l’adulto di riferimento ha la priorità su tutto ed egli è disposto a mettere da parte il suo sentire per aderire a ciò che ci aspettiamo da lui. Meglio quindi essere autentici e comunicare i propri effettivi stati d’animo piuttosto che mistificarli. 

 

Si può sbagliare e si può sempre riparare 

Ovviamente, c’è modo e modo per condividere il proprio stato emotivo ed è importante che tale comunicazione sia “a misura di bambino”. Se non ce la si fa e si va oltre la soglia per lui “tollerabile”, si può sempre recuperare la relazione appena noi adulti torniamo alla calma. 

A volte si ha paura che, in caso di episodi di questo genere, la relazione con il bambino non si possa più riparare. Si teme che il bambino possa rimanere “traumatizzato” e travolto dalle nostre emozioni. La vita diventa affrontabile nella sua intensità, a volte anche spiacevole, quando tutte le emozioni fanno parte del nostro esistere. Non si può concepire una vita senza le dimensioni più impegnative.  

Posto che non è possibile per noi risparmiare ai bambini e alle bambine esperienze anche dolorose, faticose e difficili, quello che possiamo dare loro è la rassicurazione del fatto che la riparazione è possibile, che non sono da soli, e che c’è qualcuno al loro fianco. Perché in tutto l’arco dell’esistenza, e questo vale anche per noi adulti, quello che ci fa più paura in assoluto è quella solitudine nella quale sentiamo che non abbiamo nessuno a cui aggrapparci. 

 

Non esistono genitori perfetti ma genitori “mediamente” adeguati 

Nella mia esperienza incontro spesso genitori che in maniera più o meno esplicita evidenziano il desiderio di essere “perfetti” nel rapporto coi figli e si rammaricano, sentendosi in colpa, quando sbagliano nell’agire educativo. Spero possa portare conforto quanto evidenziano le ricerche, che confermano il concetto di “genitore sufficientemente buono” affermato da Winnicott. Infatti, per crescere individui equilibrati non serve a nulla essere perfetti (cosa peraltro impossibile) quanto piuttosto essere mediamente adeguati.  

In questo caso mi piace citare la “regola dei terzi”. 
Nella relazione con il bambino si può passare attraverso momenti di sintonizzazione-rottura-riparazione relazionale per un terzo ciascuno. Quindi è importante essere in sintonia con lui 33 volte su 100. Il resto si spende tra momenti in cui la sintonia si “rompe” e momenti in cui si lavora per ripristinare la sintonia stessa.  

Elogio all’imperfezione! Non si tratta di essere perfetti. Gli adulti faranno il meglio che in quelle condizioni possono fare, volta per volta. Con autenticità. Dunque, piuttosto che sentirci in colpa per l’”errore” meglio pensare a come ripararlo.