Una Storia importante

Abbiamo alle spalle tanti anni di lavoro e di prove superate senza non poche difficoltà.

Qualche anno fa Nadia Morello, una delle ostetriche fondatrici della Casa Maternità, in occasione dei 20 anni di attività scrisse un articolo sulla storia de “La Via Lattea” e oggi vorremmo utilizzarlo per raccontarvi tutto dall’inizio…

Anni 80

Il parto a Milano

Dal dopoguerra, le donne partoriscono in un’unica posizione, quella supina. E sono sole. Poggiano le gambe sui gambali di metallo, dove vengono fissate con cinghie, e coperte con telini sterili, e vengono incitate a spingere, sia che avvertano premiti oppure no.

Quando il bimbo si affaccia con la sua testolina, spesso molto prima, si pratica l’episiotomia nella quasi totalità dei casi. Il vecchio cattedratico della Mangiagalli diceva che questo avrebbe protetto i bambini più piccoli da un’eccessiva pressione sulla testa. I bambini più grossi invece avrebbero potuto creare lacerazioni importanti alla mamma e quindi… episiotomia per proteggere lei. Se la cavano solo le donne con bambini così veloci da sgusciare prima che le ostetriche facciano in tempo ad afferrare le forbici.

 

Ma negli anni ‘80 c’è fermento. Oltre alla Milano da bere, c’è anche una Milano che, sul fronte nascita, si interroga su come si possa essere arrivati a trasformare il parto in un’esperienza di totale solitudine, espropriazione del corpo e dell’esperienza, separazione tra madri e figli, allontanamento dei padri.
Perché il percorso del divenire madri, e il parto in special modo, anziché rendere le donne più forti, più consapevoli, più orgogliose, le fa sentire più fragili, incompetenti, colpevoli?

Ci sono gestanti che se lo chiedono e anche operatori.

Da coloro che si interrogano prendono il via alcune iniziative. Modifiche di alcune procedure nei reparti maternità e nelle nursery, parti a domicilio, convegni a cui vengono invitati ospiti stranieri che narrano di altri approcci, altre procedure. Si nominano le Case del parto.

Ai piedi della Montagnetta di San Siro c’è un Istituto per ragazze madri, il Villaggio della Madre e del Fanciullo, un ente all’avanguardia, voluto da un personaggio geniale ed eccentrico, Elda Scarsella: ha quasi novant’anni e una segretaria danese, Connie Nónfjall, che è anche educatrice alla nascita. L’anziana presidente ha viaggiato molto negli ultimi anni insieme a Connie.

 

Hanno conosciuto i coniugi Klaus, i loro studi sui neonati e sulle loro competenze, sull’importanza delle prime ore di vita. Li hanno anche ospitati al Villaggio, dove esiste dagli anni ‘50 una sala parto per far nascere i bimbi senza allontanare le ragazze dall’ambiente conosciuto e protetto. Lì si sa che una buona nascita favorisce una buona relazione fra la madre e il bambino, ma la sala parto da qualche anno resta vuota.

Connie si mette in moto con determinazione e stile scandinavo. Vuole riattivarla e aprirla anche per le donne esterne. Reperisce fondi e trasforma la vecchia sala parto in una Casa del Parto. Invita ostetriche, ginecologi e pediatri ad avviare il progetto. Accettano in pochi: Nadia Morello, Anna Mancini, Francesca Parigi e Mercedes Concas come ostetriche, Massimo Agosti come pediatra, Giuseppe Battagliarin come ginecologo.

Del Villaggio collaborano, oltre a Connie che coordina, Lidia Magistrati, educatrice, Graziosa Giussani, vigilatrice d’infanzia e Antonietta Mortella, che ha accudito la casa per tanti anni e anche noi, con tazze calde e fumanti.

Una nuova prospettiva

Meno visite, meno parole, meno indicazioni. Si voleva imparare a stare e togliere tutto il superfluo. Le mani visitavano sempre meno e massaggiavano di più, sostenevano porgevano acqua e asciugavano la fronte. E nei travagli, nei parti, nei puerperi, i sensi e l’intuito prendevano sempre più spazio accanto al nostro “sapere”.

Assistere i parti non basta, serve a poco. Nasce la consapevolezza di dover conoscere le donne prima del parto. Ma ancora non è sufficiente, le donne arrivano dopo mesi di deleghe. Ogni passo sembra allontanarle da quel che avviene dentro di loro e impaurirle. Come poter fare a modificare, alla fine, cose che andrebbero impostate all’inizio? Nadia e Anna decidono di seguire le gravidanze. Fa parte delle competenze di base delle ostetriche, ma sono pochissime quelle che lo fanno in Italia. Forti delle pubblicazioni che dimostrano i migliori esiti delle gravidanze fisiologiche seguite da ostetriche, diamo il via anche a questo.

La trama si compone, il parto si allaccia alla gravidanza: e poi?

 

Il cambiamento

Dalla nascita ai quattro mesi non si incontravano più le donne. Ricomparivano ai gruppi gioco bimbi con Lidia Magistrati, ma nel periodo intenso e faticoso delle prime settimane e degli allattamenti le ostetriche non c’erano. Si decide di iniziare i gruppi da subito dopo il parto e le donne, nonostante le difficoltà, vengono!

Il rapporto tra ostetriche ed educatrici cambia. Si comprende che facciamo lo stesso lavoro, con le donne e con i bambini. Prima, su binari paralleli, con pochi momenti di incontro; poi si realizza un filo continuo, con passaggio di testimone. Le ostetriche approfondiscono la conoscenza del binomio madre-figlio e l’evoluzione della crescita dei bimbi, l’importanza di un’educazione rispettosa della “persona bambino”. Le educatrici integrano la storia della coppia mamma-bimbo che ha davanti con gli avvenimenti della gravidanza, della nascita, dell’allattamento e con le tracce che hanno lasciato.

In questo lavoro di armonizzazione tra le due professioni un grande ruolo lo assume Elettra Zupo, la nostra psicologa, ed è con lei che si possono affrontare anche momenti di aspro confronto nell’equipe, quando le tensioni e le divergenze d’idee sembrano minare il progetto comune.

Connie lascia Milano e torna in Danimarca. Il Villaggio non riesce più a sostenere le spese della Casa del Parto. La scelta è tra chiudere o assumerci anche la parte gestionale.

Il gruppo ci vuole provare e diventa Associazione.
Nello Statuto vengono inseriti i genitori tra i Soci.
Sembra utile pensare che una riflessione e una proposta di cambiamento sociale importante nei confronti di come si nasce non possa rimanere prerogativa degli operatori.

La voce dei genitori è fondamentale.

L’equipe resta composta da tre persone: Nadia Morello, Anna Mancini e Lidia Magistrati, due ostetriche e una educatrice.

Sono anni impegnativi. Assistenza alla gravidanza, ai parti, agli allattamenti; gruppi per tutto il primo anno di età; gestione economica della dell’attività.

Nel gruppo arriva Susanna Ambivero a dare una ventata di energia e Sandra Cetto si presta a sostituirci per le vacanze o a supportarci quando ci sono molte reperibilità. Non troviamo altre ostetriche disposte a questo lavoro. Forse hanno ragione, chissà.

Coinvolgimento e responsabilità sono tanti, la reperibilità continua. La passione che trapela dal nostro lavoro allontana anziché attirare. Succede lo stesso a chi partorisce alla Casa del Parto: le coppie vorrebbero trasmettere ad altri entusiasmo e coinvolgimento, ma la reazione è contraria, la loro esperienza è vista con sospetto e diffidenza.

L’ostetricia ufficiale naviga verso un aumento della tecnologia e della delega e la nostra struttura nuota controcorrente, come i salmoni. Si sperava in un rapido aumento delle richieste di parto e anche in un riconoscimento da parte della Regione, con rimborso alle donne per le spese sostenute, ma su questo fronte il riscontro è solo di porte chiuse. C’era la ferma convinzione che le Case del parto si sarebbero diffuse in tutta Italia, come era avvenuto in Germania. Non succede nulla di tutto ciò.

Nel 1994 esce il primo numero dell’Uovo: un vero giornale, che racconta di storie e raccoglie riflessioni di chi passa dalla Casa. Si avverte sempre più solido il legame con le donne.

1995-2000

La Via Lattea

Resta il piccolo gruppo di lavoro, il costo del parto è a carico delle famiglie e l’unica pubblicità è il passaparola. Non mancano i momenti di rabbia e di sconforto. Nonostante ciò, il progetto continua e si modifica costantemente.

Il nome Casa del Parto non si addice più a quello che facciamo, ci vuole una definizione che spieghi meglio la specificità di questo posto CHE NON SI OCCUPA SOLO DI PARTO.

Nasce Casa di Maternità. Nasce il nome: ”La Via Lattea”.
E continuano a nascere bambini e le donne a venire nei gruppi per molti mesi dopo il parto, addirittura l’anno. Nei corsi le donne chiedono quanto può durare il travaglio e la nostra risposta è: ”dipende”. Oramai da tempo è chiaro che nessuna regola è valida e ogni parto è a sé, ogni nascita sarà unica.

 

Sembra che buona assistenza sia solo quella che fa numero, la buona qualità degli esiti e la soddisfazione dell’utenza sembrano contare poco.

Al Villaggio della Madre e del Fanciullo l’aria è cambiata. Non sono più i tempi della vecchia signora Scarzella. L’amministrazione ha paura del parto, non lo vuole più tra le sue mura. Non rinnova il contratto e ingiunge lo sfratto. Eravamo un’Associazione Culturale senza fondi, dove potevamo andare?

“La Via Lattea” viene invitata a convegni e la domanda costante è “quanti parti avvengono in Casa di Maternità?”. I numeri annuali fanno sorridere, nessuna riflessione sulle bassissime percentuali di tagli cesarei nelle donne trasferite e sugli allattamenti prolungati.

Dall’oggi al domani viene impedita l’assistenza al parto per le ragazze madri ospiti del Villaggio, anche quelle ormai prossime al parto. L’idea di riuscire anche altrove è lentissima ad affiorare, ci si  impiegano quasi due anni a metabolizzarla.

Una domenica di primavera del 2001 la piccola equipe si congeda con una splendida festa: centinaia di grandi e piccini, torta gigante, foto per chi è nato sul lettone, canti e balli in giardino, la signora  vestita di viola: addio Villaggio, e grazie.

2001 – 2003

Via Solari, un piccolo ufficio. Una coppia di nostri genitori che hanno avuto con noi i loro bimbi, mettono a disposizione un loro appartamento e lo prestano.

È il tempo dei progetti. Che aspetto dare alla nuova Casa? Centro di salute per la donna… abbiamo visto un asilo dismesso in via Uruguay. Ci starebbero i parti, il nido, l’hammam.

Anna Mancini guarda lontano, scrive un progetto. Le banche non lo considerano neanche e gli amministratori pubblici nemmeno, il parto non è mai stato politicamente interessante.

Nadia Morello e una delle mamme che sostengono il progetto vanno a caccia della nuova sede; appartamenti, laboratori, villette, magazzini, loft: troppo grandi, troppo costosi, troppi lavori da fare, troppo lontano dai mezzi.

Lidia Magistrati continua, tenace, con i gruppi; ma sembra che la nostra esperienza non abbia futuro. Anna Mancini lascia l’equipe, parte per la sua ricerca personale.

Dicembre 2002. A fine anno si pensa di chiudere l’Associazione. Resistono ancora Nadia Morello e Lidia. Non si può dire che non ci abbiano provato. Un ultimo tentativo: un appartamento in via Morgantini e vanno a vederlo insieme. A metà corridoio, mentre la proprietaria cerca di capire a cosa ci servirebbero i locali, decidiamo di prenderlo in affitto.

E per la prima volta troviamo una persona che non solo non si spaventa, ma si entusiasma all’idea che nella sua casa nasceranno dei bambini.

2003 – 2010

I lavori di adeguamento per sistemare i locali non sono pochi e le banche non concedono prestito, ma davvero le cose accadono. Riesce l’avvio di un microcredito, come per i progetti delle donne nell’India rurale.

In cinque anni verrà restituito il finanziamento dei lavori che è stato dato da otto persone che hanno partorito con la Casa Maternità, una ginecologa che condivide gli ideali della Casa e un’ostetrica appassionata. Ma ci sono altre meravigliose persone che collaborano con  gratitudine: l’architetto lavora gratuitamente, una mamma regala la moquette, un’altra il condizionatore, un’altra ancora viene con il suo pancione da settimo mese a decorare il vecchio armadio. Sentiamo, ancora una volta, la solidarietà di chi sostiene il gruppo negli anni. Si può continuare, nasce una piccola cooperativa.

Ci sono stati pochi parti a domicilio negli ultimi due anni e alcuni accompagnamenti in ospedale.

A febbraio 2003 si entra finalmente in via Morgantini, a maggio terminano i lavori, a luglio, nel pieno della calura milanese e negli annali dell’estate più calda, nasce la piccola Neve ed inaugura la nuova sede.

Ed è l’energia di Paola Olivieri che, come un ciclone, travolge Nadia e Lidia e sostiene il nuovo rinnovamento della Casa.  Dopo gli anni vissuti sulla difensiva per proteggere questa nostra Casa, unica in Italia, è il momento di aprirsi e stabilire nuovi contatti e Paola è la persona giusta.

Inizia la collaborazione con alcune strutture ospedaliere per delle pratiche burocratiche, la collaborazione anche con altre ostetriche di Milano, Varese, Biella.

Sorgono finalmente altre due Case Maternità in Lombardia. Proprio quando sembra che l’ostilità diminuisca, si deve far fronte ad un attacco imprevisto: quello dei condomini, che non vogliono la presenza della Casa Maternità! Temono un via vai di ambulanze a sirene spiegate (troppi telefilm americani), responsabilità del condominio, infezioni dai rifiuti “contaminati” e chissà cos’altro.

Avversano l’andirivieni delle mamme e sferrano attacchi ai passeggini fuori posto, strappano la targa sulla porta, fanno sparire gli zerbini. Durante i parti notturni le ostetriche escono in giardino per sentire se i lamenti si sentono troppo forte.

Mandano prima i funzionari della Asl, poi i NAS e infine i vigili del fuoco. Ma in nessuna ispezione vengono trovate irregolarità.

Un pensiero grato va ad Anna Mancini, che nel 2001, con la sua cocciutaggine e perseveranza, era riuscita a mettere in piedi una commissione regionale per le linee guida sui parti extraospedalieri.

Mentre le relazioni condominiali restano tese, i parti aumentano e spunta un altro fiore all’occhiello della Casa: il Nido! Tra le eredi di Elinor Goldschmied, la meravigliosa Lidia Magistrati ha questo sogno nel cassetto. Si realizza solo parzialmente. Avremmo voluto un nido più grande, con più bimbi e più educatrici, ma gli spazi a disposizione nella scala di fronte sono limitati.

Si inaugura lo stesso e il gioiellino prende il via con l’educatrice Alessandra Piras.

I bambini del nido come le partorienti, come i neonati, sono persone competenti, che necessitano di attenzione, rispetto dei bisogni individuali, professionalità e un luogo protetto per esprimere al meglio le loro capacità.

Negli anni successivi è l’educatrice Francesca Sfriso che porta avanti tutto ciò quotidianamente, con la spalla “solida” di Lidia e il contributo volontario della psicologa Maria Luisa Ponzini, che da anni ci regala un giorno alla settimana di riflessione e supporto.

Nel 2005 Nadia Scaratti, la mora, abbandona le mura sicure dell’ospedale per portare nel gruppo in espansione il contributo della sua esperienza e delle sue intuizioni. In contemporanea aumentano le richieste di parti, sia in Casa Maternità che a domicilio e con l’arrivo di Ilaria Orzi, l’entusiasta, si possono assecondare. Le assistenze arrivano nell’Oltrepò, in centro e in periferia di Milano, a Bollate e ad Affori, alla Barona e a Niguarda.

Dal 2010 ad oggi

Negli uffici anagrafe non è più così strano vedere il timbro della Casa Maternità sui certificati del parto. All’interno della Casa compare un fiocco ad ogni nascita e lo guardano incuriosite le mamme della musica in fasce di Federica Braga, i nonni della psicomotricità di Marinella Bosoni e tutti gli altri che partecipano allo Spazio Gioco, ai corsi di massaggio A.I.M.I. di Laura Ossiri, a quelli di arte terapia di Melania Cavalli.

Claudia Morelli, la prima segretaria che ha collaborato con noi, aiuta l’equipe a districarsi tra i gruppi e la banca, canta “ciao bambini” (ritornello di inizio e fine Corsi Musilieu) e va dal commercialista.

 

Paola Eginardo, rinforza il gruppo del settore educativo. Davanti al Cestino dei Tesori o tra le zanzare del Centro Estivo si muove leggera e competente rifilandoci lezioni di metodo, da anni…

Metodo… “Quale metodo usate per il parto?” – chiedevano ad Eleonora Siano le coppie ai colloqui. Lei ricominciava ogni volta a spiegare del tempo e delle posizioni, dell’acqua e del movimento.

“E se succede qualcosa?”

Eleonora si fermava. E accoglieva.

I timori se ne andranno, o forse no… dipende.

Intanto dalla cucina arrivano quotidianamente i profumi delle pappe per il nido cucinate da Paola Sforza…

Termina così il racconto di Nadia Morello, ma sono già passati diversi anni e nuove persone con nuovi entusiasmi sono arrivate in Casa Maternità per portare avanti l’eredità professionale ed emotiva del progetto iniziale.

Un progetto che è anche il progetto di tante famiglie di vivere la gravidanza accompagnati e sostenuti da professionisti con il cuore e averli come punto di riferimento per il parto e nella vita di genitori.

Il futuro

 

Dopo vent’anni Nadia Morello ha lasciato la Casa Maternità.

“Ho vissuto un’esperienza unica , di ostetricia, di affetti e passioni, di collaborazione e condivisione sulla scena del parto e nel lavoro di gruppo. Ho ascoltato, imparato e imparato e sono cambiata. Officina maternità prosegue con Lidia Magistrati e tutte le altre. Un pezzo del mio cuore sarà sempre con loro.”

Marta Montani e Chiara Panconcello hanno rinnovato il gruppo ostetrico, Valeria Roncalli e Laura Scaramuzzi quello educativo del Nido.

Da settembre 2017 dopo tantissimi anni di meraviglioso lavoro anche Lidia Magistrati ha lasciato il ruolo di responsabile della Casa Maternità e il ruolo di responsabile del Settore educativo.

Paola Olivieri porterà avanti la gestione della Cooperativa, mentre Giovanna Gorla la gestione del settore educativo.

La poltrona nel frattempo è stata rinnovata di nuova luce e resistenza… per i tempi futuri

La Cooperativa

Siamo una cooperativa sociale!

Da molti anni oramai siamo una Cooperativa Sociale e abbiamo scelto questo stato giuridico perché ci permette di coordinare le nostre diverse professioni nell’ambito socio-sanitario ed educativo.

I nostri servizi sono in gran parte innovativi e necessitano di continua organizzazione e creatività da parte dei soci lavoratori e non.

Per far comprendere meglio il nostro operato e la diversificazione delle attività le Cooperative compilano, ogni anno, un Bilancio Sociale, visionabile da chiunque e che rappresenta per il gruppo de “La Via Lattea” anche un’occasione per ricevere suggerimenti sui servizi.