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Questa notizia è stata pubblicata il 12 Gennaio 2021

La scelta di cura in gravidanza in Australia

di Marina Vaccaro, ostetrica in Australia

 

Cosa rispondere alla domanda riguardo alla scelta di cura in gravidanza e del luogo del parto? In Australia si può solo rispondere: “dipende”.

Perché l’Australia è un un’isola gigante, è grande come quasi tutta l’Europa e ha solo 25 milioni di abitanti. Questo significa che ci sono zone vastissime dove non vive nessuno o vivono pochissime persone.

Ci sono comunità aborigene, o cittadine (tipo i nostri paesoni) che sono nate e fiorite con le miniere di oro, ferro, pozzi di petrolio o di gas e altre preziosissime materie prime. Queste cittadine in mezzo al nulla sono popolate da persone che lavorano nelle miniere oltre che da persone che lavorano nei servizi di supporto per le miniere.

Come avrete capito, la scelta della cura in gravidanza e del luogo del parto in Australia spesso dipende da dove vivi, non solo da come sei e da quali esperienze hai avuto, perché il luogo in cui vivi e i servizi offerti in quel luogo determinano – restringono o allargano – le tue possibili scelte.

 

L’Australia ha un servizio medico nazionale che copre le cure in gravidanza e parto e le ostetriche visitano le donne a casa fino ad una settimana dopo il parto.

Le donne che vivono in città abbastanza grandi come Perth, Sydney o Melbourne, hanno la fortuna di poter accedere ad una scelta più ampia di servizi garantiti dal servizio medico nazionale.

Tra i servizi sovvenzionati dal servizio medico nazionale le donne possono scegliere tra l’ambulatorio dell’ospedale pubblico più vicino a loro e con servizi adeguati al loro tipo di gravidanza (a basso o ad alto rischio), oppure il team di ostetriche (MGP – Midwifery group practice) all’interno dell’ospedale o in un Birth Centre (simile alla Casa Maternità), oppure il parto in casa (sovvenzionato purtroppo solo in alcuni stati dell’Australia).

Se le donne vogliono affidarsi a un’ostetrica privata per un accompagnamento o un parto in casa, il servizio medico nazionale copre parte delle spese.
In ultima istanza, possono decidere di farsi seguire da un ginecologo privato in un ospedale privato o pubblico. Il ginecologo privato e la degenza in un ospedale privato devono essere coperti da un’assicurazione medica che ogni singolo puo’ decidere di pagare mensilmente.

 

Tuttavia, tutti questi servizi messi a disposizione dallo stato non sono disponibili per le comunità aborigene remote o per le donne che vivono in zone rurali o isolate. Quindi per loro le scelte sono ridotte.

Da quando sono arrivata qui otto anni fa, i servizi per queste comunità lontane sono aumentati e si sono fatte grandi discussioni e conferenze sull’importanza della continuità della cura per tutte le donne in Australia (ad esempio, si sta lavorando tanto per diminuire la percentuale di tagli cesarei a livello nazionale che è ora del 33-35%).

 

È importante sottolineare che le esigenze di assistenza alla maternità delle donne nelle zone rurali e remote dell’Australia devono essere soddisfatte all’interno di un contesto di priorità sociali: ci deve essere una chiara comprensione dei bisogni delle donne e delle loro famiglie. E ogni comunità dovrebbe essere valutata prendendo in considerazione le proprie risorse locali.

Per esempio in queste zone le donne e le famiglie ormai adattate ad essere isolate e ad avere una visita in gravidanza da un medico generico o da un’infermiera, sanno che se hanno complicazioni devono essere trasferite con il servizio dei Royal Flying Doctors nella città più vicina in cui è presente l’ospedale adatto alla loro complicazione.

 

Se la gravidanza è stata fisiologica e a basso rischio le donne delle comunità rurali devono comunque essere trasferite in città alla 36esima settimana per aspettare il travaglio e il parto e avere tutto il supporto possibile. Questo trasferimento è storicamente stato sempre vissuto dalle donne aborigene come un sopruso da parte della cultura colonizzatrice. Spesso, in passato, le donne non capivano perché dovevano essere allontanate dalle loro famiglie e dai loro bambini più grandi per stare, potenzialmente almeno un mese, lontane da tutti e sole. Nel tempo, il servizio nazionale ha lavorato, e ancora ora sta lavorando, per poter far accompagnare queste donne da una o due persone della comunità, così da non rimanere completamente isolate in una città assolutamente estranea.

Potete immaginare la difficoltà di ritrovarsi catapultati dalla propria comunità remota in una città, con lingua e abitudini diverse (le comunità aborigene parlano le loro lingue, capiscono poco l’inglese, e mangiano un cibo completamente diverso).
La difficoltà rimane, ma il fatto che le donne possano essere accompagnate da qualcuno dei loro cari sembra stia facendo davvero la differenza.

 

In conclusione il 98% delle donne australiane partorisce in ospedale, il rimanente 2% in un Birth Centre o a casa.

In tutta l’Australia ci sono 24 Birth Centres e questi possono essere freestanding, cioè completamente autonomi, ma vicinissimi o attaccati agli ospedali, come per esempio quello dove lavoro io.

 

Vorrei spiegare meglio come funzionano questi servizi e lo farò più nel dettaglio nei prossimi mesi.

Ma era importante partire parlando di geografia e di distanze perché qui, come in tutto il mondo, queste influiscono tanto sulle persone, sul loro modo di concepire la gravidanza e di scegliere a chi affidarsi durante il proprio percorso, e per quanto riguarda le comunità aborigene c’è ancora tanta strada da fare…