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Questa notizia è stata pubblicata il 01 Luglio 2020

La Diagnosi di travaglio

A termine di gravidanza, le donne che incontriamo spesso ci pongono sempre la stessa domanda: riuscirò a riconoscere le contrazioni e a capire quando andare in ospedale?

Le ostetriche di Casa Maternità, da sempre in ascolto delle donne, hanno pensato di offrire due nuovi servizi, stimolati dall’impossibilità di accompagnare le donne in ospedale.

  • Diagnosi di travaglio a domicilio: dopo aver conosciuto l’ostetrica entro la 37esima settimana, con l’apertura della cartella clinica, potrete prendere accordi per la reperibilità e chiamarla per la diagnosi di travaglio con una visita a domicilio.
  • Travaglio a domicilio: dopo aver conosciuto l’ostetrica entro la 37esima settimana, con l’apertura della cartella clinica, potrete prendere accordi per la reperibilità, chiamarla in qualsiasi momento e restare a casa per il travaglio per tutto il tempo che desiderate e fino a quando le condizioni cliniche vi permettono di raggiungere l’ospedale.

Condividiamo la testimonianza di Marianna, una mamma che ha conosciuto la sua bambina Camilla in piena emergenza Covid-19 e che a causa delle restrizioni ha affrontato il parto in ospedale da sola, ma non è mai venuto meno il supporto delle nostre ostetriche, prima e dopo il parto.

“Sabato 28 marzo 2020, ore 1.40 del mattino. Finalmente era arrivato il momento che tanto mi emozionava quanto spaventava.

Erano giorni che chiamavo Marta per dirle come mi sentissi, la data presunta era passata e iniziavo a essere impaziente con la paura dell’induzione che mi era stata preventivata.

Invece Cami, Camilla, mi ha aiutata.

Qualche ora prima Marta mi aveva comunicato di essere temporaneamente non disponibile e di far riferimento a Nadia. E così è stato.

Ho scelto fin da subito di partorire in ospedale ma ero ferma su una cosa: l’accompagnamento da parte di un’ostetrica di Casa Maternità sarebbe stato fondamentale, qualcuno che con le competenze e la sensibilità che richiedeva la situazione ci sarebbe stata vicino.
Sí, perché le ostetriche che ho scelto non accompagnavano solo me e Camilla ma tutta la famiglia, quindi anche il papà.

Quella sera, mentre stavo per andare a letto, non ho fatto in tempo a chiedere ad Ale, mio marito, una traversa che mi sono sentita bagnata. Eccola quella sensazione che avevo paura di non riconoscere. Stranamente serena, mentre Ale con la sua calma apparente puliva, ho chiamato Nadia per aggiornarla e lei si è messa subito a disposizione come concordato.

Abbiamo deciso di vederci e passare qualche ora a casa perché purtroppo per il tampone positivo (rettovaginale), avevo un massimo di 3 ore entro le quali presentarmi in ospedale.

Una volta arrivata, abbiamo chiacchierato e ci siamo confrontate, e dato che il travaglio non era partito, con tutta calma ci siamo preparati e salutati visto che purtroppo lei non avrebbe potuto essere presente a causa della situazione Covid-19. L’ansia iniziava a salire perché anche Ale non sarebbe potuto stare con me, se non in sala parto.

Avevo “pianificato” tutto nei mesi precedenti per essere più tranquilla possibile e rassicurare le nostre famiglie che non abitano dietro l’angolo.

Ringrazio di aver fatto un percorso, di aver costruito un rapporto con Marta e Nadia perché nonostante la situazione assurda, le ho sentite vicine e mi hanno sempre rassicurata e aiutata a gestire l’ansia e le preoccupazioni.

Mari vedi che ormai hai imparato a conoscere il tuo corpo” mi ha sempre detto Marta.

Da lì è partito tutto ed è stato come vivere in una bolla, tra eccitazione e confusione, felicità e un po’ di smarrimento per aver realizzato che sarei stata “sola”. Nessuno delle persone che avevo scelto ci sarebbe stata ad accompagnarmi durante il travaglio. Non potevo crederci.

Mi sono concentrata su quello che stava accadendo per vivere passo dopo passo a pieno quell’esperienza, senza fretta.

Non è stato facile, mi sono sentita triste.

In tutto il mio percorso una cosa l’ho sempre saputa, di aver fatto la scelta giusta a scegliere di essere accompagnata da un’ostetrica.

Per me questa idea è stata rassicurante fin da subito e così è stato nella realtà.

In una situazione particolare come quella del Covid ho avuto sempre la possibilità di sentire per telefono o messaggio le mie ostetriche, sfogarmi e chiedere consiglio. Un supporto che dopo in ambito ospedaliero purtroppo non c’è stato.

Nella mia esperienza, la Casa Maternità è stata un luogo di confronto, di apertura al cambiamento e di aiuto anche nel dopo parto. Sì, perché ti dimenticano di dirti che c’è un dopo ed è anche lì che la Casa Maternità c’è.

Un ambiente sereno privo di pressione sociale e aspettative culturali.

Ti senti libera e questo quasi con timore, visto che non siamo più abituati a sentirci così.

Grazie a voi che fate un lavoro pazzesco, grazie per la vostra preparazione e professionalità che a molti manca. Grazie per volerci bene.

Ti stai avvicinando alla 37esima settimana?

Prenota una visita con le nostre ostetriche e potrai programmare con loro la richiesta più adatta tue esigenze per il parto.

Contattaci:

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