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Questa notizia è stata pubblicata il 10 Maggio 2021

I sensi in gioco: tocco, impasto, formo e costruisco.

Se ne parla spesso nei servizi all’infanzia e con i genitori che li frequentano e cominciano gradualmente ad approcciarsi al linguaggio del Nido: che cos’è il gioco sensoriale di manipolazione? E perché è così importante promuoverlo e sostenerlo nei bambini fin da piccolissimi?

Ne parliamo con la pedagogista Simona Vigoni.

 

Perché è importante per il bambino manipolare

Nei primi anni di vita di un bambino, la conoscenza non si costruisce attraverso l’accumulo di informazioni, bensì attraverso la possibilità di esperire materiali e oggetti, attraverso il corpo, i sensi.

Nella prima infanzia il pensiero è senso–motorio, si avvale cioè delle esperienze motorie e delle percezioni sensoriali per accumulare dati, coordinarli, interiorizzarli in una complessa elaborazione che sfocerà in successive e sempre più evolute forme di funzionamento mentale.

Attraverso la manipolazione un bambino scopre se stesso, gli altri, il mondo degli oggetti ed esercitando i meccanismi di coordinazione motoria mette in moto il meraviglioso processo del suo sviluppo cognitivo. Il bambino ha bisogno di esplorare, manipolare, provare sensazioni tattili, impadronirsi degli oggetti per conoscerne il peso, la resistenza, la temperatura, la flessibilità. È questa esperienza manipolativa, motoria e visiva che gli consente di discriminare le sensazioni e di crearsi schemi mentali sulle caratteristiche della realtà concreta.
Il bambino giocando, fa le sue esperienze di vita e di condotta sociale, e da queste esperienze può apprendere in modo diretto e semplice, i complessi rapporti temporali, spaziali, di causa ed effetto. Il pensiero astratto e creativo avrà infatti origine nelle prime esperienze concrete dell’infanzia.

 

Quando manipolare

Date le premesse sul perché è importante manipolare è evidente che non ci sia un preciso “quando” da stabilire: tutta l’esperienza del bambino passa attraverso la manipolazione e il movimento.

Le sue mani esplorano in continuazione passando dal seno al volto della mamma, dai propri piedi a tutto il corpo, dai primi giocattoli morbidi a tutto quello che incontra nel suo raggio di azione.

Maggiori saranno le possibilità di toccare, afferrare, sbattere, succhiare, aprire, rompere, smontare e maggiori saranno le possibilità di conoscenza.

 

Che cosa manipolare

Dopo il proprio corpo e quello materno, tutto diviene materiale manipolativo per il bambino: cibo, oggetti, acqua, terra, sabbia, farine, granaglie, materiali informi, naturali e oggetti di recupero, perché la ricchezza di questi materiali offre al bambino sensazioni tattili, olfattive e gustative molto differenziate tra loro.
Gli oggetti devono essere il più possibile vari e variati, di texture diverse, oggetti di uso comune, tali da creare sensazioni tattili, da permettere l’esplorazione, l’eventuale distruzione, l’assemblaggio o la deformazione. Per questo motivo sono molto limitanti o addirittura inutili tanti giocattoli di plastica che non hanno peso e temperatura specie-specifici, sonorità, deformabilità, profumo, pluralità d’uso e che talvolta sono anche malamente colorati.

Bisogna impegnarsi a ridurre sempre più la presenza di questi oggetti per dedicarsi alla creativa e divertente scoperta delle tante cose di uso quotidiano, semplici ed affascinanti per il bambino.

 

Come manipolare

È importante ribadire che il gioco di manipolazione non ha lo scopo di condurre il bambino alla produzione di qualcosa, ma semplicemente di creare un approccio, una relazione tra lui e l’oggetto o il materiale.

Una delle caratteristiche descrittive del gioco è la priorità dei mezzi sul fine, in altre parole, il procedimento è più importante del risultato: “Liberato dalla tirannia di un fine cui attenersi strettamente, colui che gioca può di volta in volta sostituire, elaborare, inventare” (Bruner).

L’attività ludica è fine a se stessa e indipendente dal suo esito e, in ragione della sua indipendenza dal risultato, mette al riparo il bambino da ogni frustrazione.

 

Il ruolo discreto dell’adulto al fianco del bambino

È difficile per un adulto convincersi che il manipolare fine a se stesso, il pasticciare apparentemente senza scopo, lo sporcarsi per il gusto di farlo abbia una sua utilità educativa. Questa difficoltà sta alla base di tanti malintesi per cui si avviano anche i bambini molto piccoli a plasmare creta e didò in semplici forme o a trasformare la pasta di pane in pizza e panini.

Lasciamo fuori dai servizi e dalle case dei bambini questa “produttività”: ora è il momento, ben più serio, della scoperta del comportamento delle cose (la farina mi fa bianco, se soffio diventa polvere, il colore cambia le cose, la mia mano c’è ancora sotto la sabbia?). Questo significa che il bambino deve essere lasciato libero nella sua esplorazione, nel suo “assaggio” delle cose senza direttive sull’uso del materiale. È importante offrire contesti e materiali, osservare discretamente con curiosità complice ma senza nessuna spiegazione adulta per le meraviglie e i misteri che la manipolazione fa scoprire.

 

Per approfondire: J. Bruner. Il linguaggio del bambino, Roma, Armando, 1991.