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Questa notizia è stata pubblicata il 07 Febbraio 2021

È in arrivo un fratellino!

Quando è in arrivo il secondo figlio, l’equilibrio familiare cambia drasticamente.

Noi genitori abbiamo il difficile compito di preparare il primogenito a questa grande novità: leggiamo libri e articoli, conteniamo l’entusiasmo per non turbare troppo i suoi sentimenti, cerchiamo con delicatezza di accompagnarlo lungo tutta la gravidanza, coinvolgendolo nelle diverse tappe.

E poi ecco arrivare il fratellino o la sorellina.

Che cosa succede? Quali sono i sentimenti e le reazioni più comuni di fronte al nuovo arrivato? Quali consigli possiamo offrire?

Ecco i consigli della pedagogista  Simona Vigoni.

 

Una tempesta di emozioni

Li si descrive talvolta come cani e gatti, ma quello tra fratelli è un legame con molte sfumature che va dalla rivalità alla complicità, dall’odio all’amore, dalla collaborazione alla competizione, dalla gelosia all’affetto, dalla reciprocità al conflitto.

E questi sentimenti contrastanti sono evidenti fin dal primo incontro quando arriva un fratellino o una sorellina.

È importante accogliere le emozioni del primogenito e riconoscere le paure tipiche dell’infanzia, come quella dell’esclusione o dell’abbandono.

Un sentimento spesso presente è la gelosia. Si tratta in realtà un sentimento con valore adattivo, è la percezione di una minaccia all’integrità della relazione diadica esclusiva tra mamma e figlio e la paura atavica dell’abbandono, la richiesta di bisogno di amore esclusivo che si può manifestare con diversi gradi e modalità:

  • I comportamenti aggressivi. Solitamente appaiono quando meno te lo aspetti. Un bacio si traduce in una morsicata, un abbraccio si fa una morsa sempre più stretta, una carezza si trasforma in pizzicotto. Un’aggressività mascherata che l’occhio attento del genitore coglie molto presto.
  • Eccessive premure e gentilezze nei confronti del nuovo arrivato. È possibile che il bambino, sopraffatto dai propri istinti aggressivi, teme che possano avere conseguenze realmente disastrose per il fratellino. Può essere che sia spaventato dal fatto che i suoi desideri si possano realmente avverare ed è quindi portato a negare i sentimenti aggressivi convertendoli nel loro opposto.
  • Regressioni, comportamenti di attaccamento. I bambini richiedono un continuo contatto dimostrando in questo modo il bisogno di essere rassicurati di non aver perso il legame privilegiato con l’adulto.

Di solito si pensa che la gelosia sia un sentimento da contrastare ma come afferma Winnicott: “La gelosia è normale e salutare. La gelosia nasce dal fatto che i bambini amano. Se non sono capaci di amore non dimostrano nemmeno gelosia.”

Sarebbe innaturale aspettarsi che un bambino non sia geloso. Si tratta di un sentimento normale e istintivo che va compreso, non represso.

“Se i genitori si prendessero cura di un solo figlio e dimenticassero l’altro, quest’ultimo se la passerebbe molto male. Pertanto, quando nasce un fratellino, la reazione logica e normale del bambino è fare il necessario per ricordare ai genitori: ‘Ehi, guarda che sono qui!’ cioè richiamare l’attenzione. La motivazione non è cosciente. Il bambino non pensa: ‘Devo ricominciare a farmi la pipì addosso, a balbettare… perché così miei genitori mi presteranno più attenzione’ No! Il bambino fa queste cose perché, nel corso di migliaia di anni, i bambini che richiamavano l’attenzione facendo cose del genere hanno avuto maggiori possibilità di sopravvivere e i loro geni si sono diffusi sulla Terra“ (G. Cozza. Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina. Favorire l’accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli, Il Leone Verde, 2013)

 

I consigli per aiutare il nostro bambino

1- Analizzare il proprio vissuto infantile al fine di comprendere meglio il bambino, ma stando attenti a non proiettare su di lui le proprie esperienze e i propri conflitti irrisolti.

2- Comprendere e accogliere i sentimenti del bambino: tutte le emozioni sono legittime, è importante ascoltarlo. La sua paura forse è solo quella di essere amato meno di prima! Spesso la reazione alla paura è proprio la rabbia che sfocia in comportamenti aggressivi.

3- Parlare in modo chiaro ed esporre la situazione per quella che è: inutile dire che arriva un compagno di giochi, perché questo non succederà nell’immediato.

4- Valorizzare la diversità, come cifra soggettiva, sfatando il mito dell’imparzialità. Ricordarsi che uguaglianza non vuol dire giustizia.

5- Essere coerenti nelle parole e nei comportamenti per poter conquistare la sua fiducia.

6- Non erigersi a giudice in caso di conflitto: anche questo significa trasmettere fiducia nelle loro capacità di autoregolazione e di problem solving.

7- Dare tempo e fiducia, accettando eventuali regressioni e transitorie ostilità. I fratelli si aiutano, cooperano, si appoggiano, crescono attraverso i conflitti, ma tutto ciò si struttura nel tempo.

 

Come può evolvere col tempo questa speciale relazione?

Con la crescita i fratelli sperimentano insieme anche un tempo di gioco e la scoperta del piacere di condividere. I litigi poi sono da considerarsi come momenti di apprendimento: si impara a negoziare, a riconoscere i propri limiti, ad accogliere il punto di vista dell’altro.

Gradualmente il primogenito comincia a comprendere di avere sempre a sua disposizione un compagno di giochi e soprattutto un testimone della sua stessa crescita, superiorità e ruolo (“se mi imita vuol dire che sono importante, sono un modello!”). E ben presto si rende anche conto che le sue fantasie rispetto all’abbandono, non rispecchiano assolutamente la realtà.

Condivisione, cooperazione, competizione e conflitto: col tempo una relazione fraterna può rivelarsi un vero e proprio punto di riferimento, la possibilità di un legame unico e straordinario, un confronto continuo e reciproco.