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Questa notizia è stata pubblicata il 17 Agosto 2021

Conoscere i bambini: 6 cose da sapere

Un breve vademecum, una bussola per orientarsi nel variegato mondo dei piccoli che, per crescere sani, hanno bisogno di adulti capaci di ascolto, sguardo, sintonizzazione e accoglimento dei loro bisogni, del loro modo di fare e di essere.

Ne parliamo con la pedagogista Simona Vigoni.

 

La vita quotidiana dei bambini, fin dalla nascita, è fatta di persone, luoghi ed esperienze che ne influenzano lo sviluppo. Per predisporre un ambiente educativo capace di promuovere una crescita sana e armoniosa, gli adulti, come antropologi, dovrebbero avvicinarsi ai bambini con lo sguardo di chi ancora non li conosce e che, per “poterci capire qualcosa”, decide di mettersi ad osservare, prendersi il tempo e offrirlo, evitando interferenze ed anticipazioni.

 

6 caratteristiche da considerare e rispettare

Di cosa si accorgerebbe l’adulto-antropologo se si fermasse ad osservare i piccoli con attenzione?

  • Sono competenti e non recipienti. I bambini possiedono competenze innate sociali, motorie, logico-matematiche, formulano costantemente (se lasciati liberi di esprimersi) idee su come funziona il mondo e ipotesi che, con tenacia e perseveranza, cercano di dimostrare attraverso le loro azioni.
  • Sono instancabili esploratori. La condotta esploratoria è una necessità, un bisogno evolutivo importante, legato alla sopravvivenza del singolo e della specie. Quello che a noi adulti, quando osserviamo i loro “trafficamenti”, sembra il caos più assoluto, peri bambini è un comportamento vitale, necessario a mappare il territorio, a costruire personali categorie mentali su come funziona il mondo e le cose del mondo. L’intelligenza dei bambini è senso-motoria, ci raccontava Piaget, dipende quindi dall’azione. I sistemi sensoriali sono le fondamenta sulle quali costruiscono raffinati processi cognitivi che gradualmente conquistano, giorno dopo giorno, proprio grazie alle possibilità che l’adulto e il contesto sono in grado di offrirgli.
  • Hanno bisogno del loro tempo. Mappare il territorio, registrare le sensazioni, tradurle in percezioni, integrarle, organizzarle in conoscenze è un processo raffinato e complesso che richiede tempi assolutamente personali. I bambini hanno costante bisogno di ripetere le esperienze affinché si possano introiettare, far proprie e consolidare.
  • Hanno il diritto di dire di no. Si chiama tecnicamente autoaffermazione, ricerca della scoperta del Sé, desiderio di differenziarsi, sperimentare che si ha una volontà e che la si può esercitare. Come afferma Silvia Iaccarino (https://percorsiformativi06.it), “è importante dare spazio ai bambini perché possano esprimere se stessi anche nel rifiuto e nell’opposizione perché con il suo rifiuto e la sua opposizione il bambino ci sta dichiarando chi è lui. Il valore del no è enorme, perché senza i no e senza dirli, il bambino non può individuarsi, viene meno, per lui, la possibilità di scoprire chi è.” Desideriamo crescere figli che eseguono ordini, o capaci di autoaffermarsi e di scegliere con la loro testa?
  • Vivono nel qui ed ora. I bambini sono capaci di stare nel flusso dell’esperienza, presenti a se stessi e quindi capaci di concentrarsi interamente nelle loro ricerche. Questo consente loro di incuriosirsi, meravigliarsi e stupirsi di fronte a quello che avviene, accorgersi dei dettagli che noi, che abbiamo spesso la mente occupata altrove, non cogliamo.
  • Cercano le connessioni. Siamo animali sociali, diceva Aristotele: in qualità di esseri umani siamo predisposti per essere connessi, abbiamo bisogno di comunicare e i bambini lo fanno con noi, in molti modi, prima con il corpo e poi con le parole. Sguardi, gesti, mimica del volto, pianti, sorrisi, contatti, bocche spalancate per lo stupore e poi parole e domande, ci dicono di loro. Basta saperli ascoltare.

 

A cosa possono servire queste semplici considerazioni?

In primis a non pensare che le modalità di apprendimento dei bambini debbano necessariamente seguire l’ordine logico dei nostri ragionamenti.
Lasciamoli fare, perché hanno bisogno di sperimentare da sé, di attraversare strade già aperte e di aprirne di nuove.
Lasciamoli stare, nel senso di fermarsi e so-stare: per imparare a sentire, ad ascoltare, ad ascoltarsi, a conoscere.
Lasciamoli essere quello che sono e stiamogli accanto come base sicura.