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Questa notizia è stata pubblicata il 18 Maggio 2020

L’avventura del cibo: lo svezzamento

Svezzamento: cos’è e quando iniziare

Svezzamento, avvezzamento, alimentazione complementare, svezzamento naturale, vegetariano, vegano, autosvezzamento: le scuole di pensiero sono tante.

Esistono, infatti, svariate teorie per “insegnare” ai genitori come e quando introdurre alimenti diversi dal latte nella dieta di un bambino che in genere avviene intorno ai 6 mesi.

 

Parola chiave: gradualità

Tra le diverse espressioni utilizzate, quella che ci aiuta più di altre a comprendere questa importante fase di crescita del nostro bambino, è alimentazione complementare che sta a indicare il graduale inserimento di cibi o liquidi diversi dal latte materno (o artificiale) che non vanno a sostituirsi ad esso, ma lo affiancano.

Il latte, infatti, continua a rappresentare l’alimento principale per il vostro piccolo. Una pappa, soprattutto all’inizio, non sarà mai più nutriente del latte, perciò finché il vostro bimbo prenderà il seno o il biberon sarete sicure di fornirgli la quantità giusta di nutrimento a lui necessario.

 

Quando iniziare?

Da alcuni anni l’American Association of Pediatrics (AAP) ha pubblicato delle linee guida in seguito a studi e review molto corposi. Le indicazioni prevedono che alimenti complementari (senza limitazioni di tipo e di presunta “allergenicità”) possano essere proposti al bambino tra 17° e la 26° settimana di vita (4-6 mesi), in presenza di uno sviluppo neuro-motorio congruente all’età e favorente la deglutizione di alimenti non liquidi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia un allattamento esclusivo per i primi sei mesi di vita, cioè senza aggiunte di altri liquidi o alimenti semisolidi e solidi.

Come si conciliano quindi queste due indicazioni?

La risposta ce la dà il nostro bambino.

Osservandolo potremo osservare i segnali che ci dicono quando è pronto per iniziare ad assaggiare cose diverse dal latte:

  • Quando è in grado di stare seduto da solo senza alcun sostegno.
  • Quando non ha più il riflesso di estrusione della lingua (cioè quando non spinge con la lingua fuori dalla bocca quello che sta ciucciando).
  • Quando è in grado di fare “la tosse finta” (nel caso in cui un po’ di pappa gli andasse di traverso sarà in grado di sputarla).
  • Quando mostra interesse per il cibo dei genitori. Quest’ultimo aspetto è fondamentale. In una fase iniziale, di solito a partire dai 4 mesi, tutti i bambini si portano alla bocca qualsiasi cosa sia a loro portata, ma è da un certo punto in poi che diventa intenzionale prendere solo gli alimenti dal piatto del genitore per portarseli alla bocca.

 

Fisiologicamente questi aspetti maturano intorno al sesto mese, qualche bimbo a cinque e mezzo ha già curiosità di sperimentare, qualcuno vorrà aspettare i 7-8 mesi.
Quindi bisogna avere pazienza e attendere che il bambino sviluppi queste abilità, consapevoli che non c’è una data di scadenza e che per ogni bambino è diverso.

 

Come iniziare?

Con piccoli assaggi da aumentare gradualmente in base a come reagisce il bambino, ascoltando e rispettando i suoi segnali e le sue preferenze e soprattutto continuando ad allattarlo come prima.

Gli orari sono poco indicativi, ma è importante dare ai pasti un ritmo abituale quindi meglio se vicini a quelli dei pasti del resto della famiglia, offrendo al piccolo la possibilità di stare seduto a tavola con voi.

Permettete al bambino di usare le mani, e mettete a disposizione un cucchiaino o una forchettina per iniziare a sperimentare, e per bere un bicchierino di vetro, evitando il biberon.

 

Cosa proporre?

Le ultime revisioni dell’AAP hanno cancellato le vecchie indicazioni di un ordine da seguire nell’introdurre gli alimenti nell’alimentazione del bambino. Resta quindi l’indicazione del “buon senso” nell’assaggio di alimenti non “pasticciati”, cotti in modo salutare per mantenere le caratteristiche organolettiche e nutrizionali.

Conviene comunque partire da cibi semplici basati su uno o pochi ingredienti, senza aggiungere zucchero o sale.

Durante la gravidanza il nostro bambino ha “assaggiato” e testato i gusti della mamma attraverso il liquido amniotico, durante tutti i primi mesi chi ha allattato al seno ha passato i sapori della propria cucina attraverso il latte. Il bambino già conosce la cucina di casa!

Occorre solo adattare alimenti, cotture e consistenze alle sua competenze di “gestione” del cibo e alla tranquillità di mamma e papà nel fargli maneggiare alcuni alimenti.

 

Non dimenticate la regola fondamentale
Non obbligare mai il bambino a mangiare, nessun alimento, per nessun motivo e in nessun momento e non ingannarlo distraendolo con tv, cellulari, giochi o libretti.

 

Questa nuova avventura del cibo, rappresenta un passaggio fondamentale nella vita del bambino ma che va affrontato con serenità, pazienza e flessibilità, rispettano i tempi del bambino e fidandosi di lui.